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Cost of the War in Iraq
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Free Tibet


11 marzo 2008

5 per mille a Emergency

C'è un modo di contribuire alle attività di Emergency a favore delle vittime della guerra e della povertà che non costa nulla: devolvere il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi a Emergency.

Come fare

1. Compila la scheda CUD o del modello 730.

2. Firma nel riquadro indicato come “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale...”

3. Indica nel riquadro il codice fiscale di Emergency:

971 471 101 55

Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda al datore di lavoro o dell’ente erogatore della pensione e consegnarla (compilata e in busta chiusa) a un ufficio postale, a uno sportello bancario, che le ricevono gratuitamente, o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti, etc.). Sulla busta occorre scrivere DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF e indicare cognome, nome e codice fiscale del contribuente.

Emergency riferirà dell'impiego dei fondi devoluti con il 5 per mille attraverso la sua rivista e il sito internet.

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03 marzo 2008

ADOTTA UN DISEGNO - I bambini di Emergency

Inaugura giovedì 7 febbraio al complesso del Vittoriano di Roma, una mostra itinerante dedicata ad Emergency, l’associazione umanitaria fondata da Gino Strada. Ad essa saranno devoluti tutti i proventi del progetto, nato da un’idea di Vauro Senesi (il popolare vignettista Vauro), e curato da Sergio Casoli ed Elena Geuna per l’arte visiva, e da Stefano Senardi per la parte musicale.

I disegni dei bambini curati da Emergency reinterpretati da importanti artisti e musicisti
Gli ospedali di Emergency in giro per il mondo sono pieni di bambini, perché guerra e miseria colpiscono innanzi tutto le fasce più deboli ed inermi delle popolazioni.

Da questa esperienza nasce il progetto “Adotta un disegno”, grazie al quale sono stati raccolti negli ospedali di Emergency i disegni e le storie dei bambini ricoverati. Ogni bambino è un mondo a parte e per questo sono stati raccolti i disegni e le storie di Souk, Ali, Kualid, Asuda, Federico… Questi disegni sono stati poi presentati ad artisti visivi e musicisti internazionali che li hanno reinterpretati secondo la loro sensibilità ed il loro stile, creando un’opera nuova.

Allegato al catalogo della mostra, il film-documentario con le voci di Paolo Rossi e Vauro
Le opere degli artisti, le storie e i disegni dei bambini sono diventate il progetto di una mostra internazionale itinerante (prossime tappe previste: Genova, Torino, Milano, Firenze, Venezia, Londra, Berlino, Parigi, New York), e un catalogo a cui viene allegato un film-documentario in cui la voce di Vauro Senesi e quella di Paolo Rossi raccontano la storia dei bambini protagonisti, ripresi mentre disegnano, per arrivare poi alle creazioni degli artisti.

“Canzoni per loro”, la compilation di brani inediti prodotta da Fandango
Daniel Buren, Photo – Souvenir: Couleur et ombre portées N° 11, travail situé, giugno 2006, Vinile, plexiglas, acciaio, 200 x 200 x 2.5 cm. Foto: Ela Bialkowska. Courtesy l’artista e Galleria Continua, San Gimignano - Beijing
La mostra avrà dunque una parte dedicata ai lavori degli artisti visivi, ma anche una serie di cabine di ascolto in cui sarà possibile ascoltare brani musicali di alcuni tra i più grandi nomi della musica italiana che hanno creato o donato i loro brani al progetto di Emergency. Questi brani – assolutamente inediti o mai pubblicati su cd – sono stati raccolti in una compilation dal titolo “Canzoni per loro” e prodotta dalla Fandango di Domenico Procacci.

Da una idea di Vauro Senesi (il popolare vignettista Vauro), “Adotta un disegno” è a cura di Sergio Casoli, Elena Geuna per l’arte visiva e Stefano Senardi per la parte musicale, che hanno contattato i maggiori protagonisti dell’arte e della musica contemporanea italiana e internazionale, invitandoli a offrire un contributo esclusivo al progetto. “Adotta un disegno” è realizzato in collaborazione con Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

Il catalogo della mostra e i video che accompagneranno le opere esposte saranno prodotti da Fandango. I cd musicali che raccoglieranno tutti i brani contenuti nei video proiettati alla mostra saranno prodotti da Radio Fandango e accompagneranno il catalogo della mostra.

«Note e parole, come ninne nanne, per quelle piccole vite incrociate». Le parole di Vauro
«Dagli ospedali, dai campi profughi e dai luoghi devastati dalle guerre quei disegni hanno viaggiato raggiungendo gli occhi e le mani di grandi artisti che ne hanno tratto opere cogliendone la preziosità, e di musicisti e cantanti che hanno voluto comporre note e parole, come ninne nanne, per quelle piccole vite incrociate anche se da lontano. Ogni artista, ogni musicista ed ogni cantante non ha “ceduto” una sua opera per “beneficenza”: ha costruito, pensato, realizzato, fatto qualcosa di proprio per ognuno di questi bambini. E il fare non può che scaturire dall’incontro, dalla conoscenza, dall’affetto». (Vauro Senesi)

Gli artisti visivi coinvolti in “Adotta un disegno”
Carla Accardi, Daniel Buren, Enrico Castellani, Lara Favaretto, Lucio Fontana, Shay Frisch Peri, Paul Fryer, Massimiliano Fuksas, Kendell Geers, Nan Goldin, Mona Hatoum, Fabrice Hyber, Mike Kelley, Anselm Kiefer, Fausto Melotti, Pierre et Gilles, Rudolf Stingel, Pascale Marthine Tayou, Keith Tyson, Ben Veutier, Francesco Vezzoli.

I musicisti coinvolti in “Canzoni per loro”
Jovanotti, Zucchero, Daniele Silvestri, Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Franco Battiato, Radiodervish, Mauro Pagani, Morgan, Tetes De Bois, Roberto Angelini, Petra Magoni & Ferruccio Spinetti, Eugenio Bennato, Ginevra di Marco, Gianmaria Testa e Stefano Bollani.

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06 febbraio 2008

Italiani all'attacco: vittime civili

Diffondete questo articolo di PeaceReporter.net, che vi invito a visitare (come sempre, potete trovare questo articolo cliccando sul titolo del post):

Il governatore della provincia occidentale di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch, ha dichiarato questa mattina all'agenzia France Press che “truppe Nato italiane” hanno preso parte all’attacco avvenuto domenica notte nel distretto di Bakwa contro un abitazione nella quale si trovavano alcuni talebani, tra cui un loro comandante locale, il mullah Abdul Manan.
Secondo il governatore, le vittime del raid, condotto con il supporto aereo dell’aviazione alleata, sono otto talebani e almeno due civili: una donna e un bambino, moglie e figlio di uno dei guerriglieri.
Ma il governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha, sostiene che le vittime civili dell’attacco italiano sono di più: “Nell’operazione – ha dichiarato – sono state uccise nove persone, tra cui due donne e due bambini. Mullah Manan non è tra le vittime”.
Secondo Khialbaz Sherzai, comandante provinciale della polizia, “nel raid sono stati uccisi sette civili, tutti membri di una stessa famiglia, tra cui una donna e due bambini”.

Zona di operazione italiana
Nel distretto di Bakwa, nel sud della provincia di Farah, operano le forze speciali italiane della Task Force 45 impegnate nell’operazione Sarissa e, in situazioni di emergenza, i bersaglieri italiani della Forza di Reazione Rapida, dotati di elicotteri da combattimento Mangusta e carri armati Dardo.
Già un anno fa, nel febbraio 2007, le forze italiane presero parte a un’offensiva per la riconquista del distretto di Bakwa.
Lo scorso novembre, sempre nella provincia di Farah, le truppe italiane sono state impegnate per tre settimane nelle operazioni di guerra contro i talebani che avevano conquistato i distretti di Bakwa e Gulistan.

Difesa: ''Falso, ma indaghiamo''
Il comando italiano di Herat si è precipitato a smentire, con un comunicato, le dichiarazioni del governatore della provincia di Farah.
"In relazione alle notizie riportate da un articolo di PeaceReporter dal titolo ‘Italiani all’attacco: vittime civili’ e ripreso successivamente da alcune agenzie di stampa e giornali on line, il Comando della Regione Occidentale a guida italiana precisa che la notizia è falsa e priva di ogni fondamento. In particolare nessuna unità delle forze armate italiane ha partecipato ad alcuna operazione svolta la scorsa notte nel distretto di Bakwa".
Nonostante le smentite, in serata il ministro della Difesa, Arturo Parisi ha impartito disposizioni allo Stato maggiore della Difesa affinchè venga "accertato nel dettaglio lo sviluppo dei fatti".

Conferme e nuovi particolari
Successivamente, un altro lancio d’agenzia della France Presse, ripreso anche dal sito di Le Monde, riportava le dichiarazioni testuali del governatore della provincia di Farah, Ghulam Mohaidun Balouch. “L’esercito afgano e gli italiani della Forza internazionale d’assistenza alla sicurezza della Nato hanno condotto un’operazione contro una presunta cellula di talebani, riunita nell’abitazione di un comandante talebano di nome Namanat: dieci persone sono state uccise, di cui otto talebani e la moglie e il figlio del comandante”.
Il lancio d’agenzia prosegue riportando le dichiarazioni del governatore del distretto di Bakwa, Khan Agha: “Il raid ha causato nove morti, tra cui due donne e tre bambini. Solo uno dei nove era un talebano. Le vittime sono state uccise da colpi d’arma da fuoco”. Quindi dalle truppe afgane e italiane, non dalle bombe dell’aviazione Nato si diceva in un primo momento.
Il comando dell’Isaf, aggiunge il lancio dell’Afp, ha dichiarato che indagherà sull’accaduto.

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01 febbraio 2008

Battaglione Rommel

Da L'Espresso, articolo di Gianluca di Feo


In Afghanistan sognando El Alamein. Perché sembra proprio che i commandos delle forze speciali italiane vadano in missione con la palma dell'Afrika Korps dipinta sulle jeep. Sì, il simbolo inconfondibile dei reparti di Rommel che portarono la bandiera hitleriana alle porte del Cairo. E poi si ritirarono mollando proprio i parà italiani a coprirgli le spalle. Ora alcune foto di un attentato talebano contro le forze Nato hanno fatto nascere il giallo. Le immagini riguardano una jeep corazzata italiana e un blindato spagnolo colpiti da mine nel deserto afghano verso il confine iraniano. Sono foto sfuggite alla censura del nostro Stato maggiore, finendo sui siti web di Madrid e da lì nel forum di "Pagine di Difesa", la più attenta rivista telematica del settore. La buona notizia è che il veicolo blindato dell'Esercito, una delle nuove jeep speciali Iveco Vtlm, ha funzionato, salvando la vita dell'equipaggio. Il mezzo, progettato proprio per sopravvivere agli agguanti con ordigni nascosti nel terreno, sta venendo adottato da molte nazioni.
La cattiva notizia è quella palma dipinta sulla fiancata, che riproduce esattamente il simbolo dell'Afrika Korps: è stata omessa solo la svastica. Un'iniziativa di pessimo gusto: estranea alla tradizione militare italiana, ma soprattutto lontana da quei principi democratici che dovrebbero ispirare le missioni all'estero. Gli scatti non permettono di identificare a quale reparto appartenga il veicolo coinvolto nell'attentato: nella zona operano squadre di parà del Col Moschin e di incursori di marina del Comsubin. Nell'autunno 2006 i soldati tedeschi in servizio in Afghanistan vennero fotografati con un simbolo praticamente identico dipinto sulle loro jeep. Le immagini pubblicate sul settimale Stern spinse il ministero della Difesa ad aprire un'inchiesta e sospendere dal servizio sei militari.

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21 gennaio 2008

Afghanistan - Operazione Sarissa

La situazione in Afghanistan è drasticamente peggiorata nell’ultimo anno. Il 2007 (chiusosi con oltre 7mila morti, di cui almeno 1.400 civili uccisi in gran parte dai bombardamenti aerei della Nato) è stato l’anno più sanguinoso dalla caduta dei talebani (anche per la stessa Nato: 232 i soldati occidentali morti). Secondo un recente rapporto del Senlis Council intitolato ‘Afghanistan sull’orlo del precipizio’ i talebani controllano il 54 percento del territorio afgano, sono attivi in un altro 38 percento (compresa la provincia ‘italiana’ di Herat) e minacciano ormai la stessa capitale Kabul (la cui difesa è ora responsabilità dei soldati italiani).
In primavera è prevista un’offensiva talebana senza precedenti, in vista della quale Stati Uniti e Nato pretendono un maggiore impegno bellico da parte di tutti gli alleati, Italia compresa. Al vertice annuale della Nato (in aprile a Bucarest) all’Italia verrà perentoriamente chiesto di mandare i nostri soldati a combattere. Cosa che, seppur in maniera limitata, già avviene da un anno e mezzo all’insaputa del popolo italiano e in aperta violazione della nostra Costituzione.
Dall’estate 2006, infatti, è operativa nell’ovest dell’Afghanistan la Task Force 45 (“la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia” secondo l’esperto militare Gianandrea Gaiani) comprendente i Ranger del 4° Alpini, gli incursori del Comsubin, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore. In tutto circa duecento uomini, impegnati fin dal settembre 2006 nell’operazione segreta 'Sarissa' (la lancia delle falangi oplitiche macedoni) volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah.
L’ultima battaglia a cui gli italiani hanno preso parte risale allo scorso novembre (riconquista del distretto del Gulistan), quando sono entrati in azione gli elicotteri da attacco italiani A-129 Mangusta e i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo in dotazione ai bersaglieri del 1° reggimento della brigata Garibaldi, giunti in Afghanistan lo scorso maggio. Data dalla quale la Tf-45 impegnata nell’operazione Sarissa può contare anche sull’appoggio dei nostri aerei spia Predator e degli elicotteri da trasporto e assalto Sh-3d.
Durante il governo Prodi l’impegno militare italiano in Afghanistan è costantemente aumentato sia numericamente (oggi l’Italia ha in quel Paese 2.350 soldati, 550 in più di quelli schierati durante il governo Berlusconi) che qualitativamente (truppe e mezzi da combattimento).
Nei giorni scorsi il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha dichiarato che “non bisogna illudersi: dovremo restare in Afghanistan molto a lungo”.
Il governo italiano continua a parlare di un “ripensamento della strategia” della Nato in Afghanistan, auspicando un maggior coinvolgimento dell’Onu e una conferenza di pace. Anche secondo gli Stati Uniti è il momento di dare una svolta alla missione, ma in senso opposto: a dicembre il capo del Pentagono, Robert Gates, ha dichiarato che in Afghanistan “la Nato deve spostare la sua attenzione dall’obiettivo primario della ricostruzione a quello di condurre una classica controinsurrezione”.


Di seguito trovate un elenco di tutte le operazioni di guerra a cui le forze italiane hanno preso fino ad oggi, a partire dal 2006 (da PeaceReporter.net).

E qualcuno la chiama ancora missione di pace...

1-21 novembre 2007. Le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i bersaglieri della Forza di Reazione Rapida, con l’appoggio di cinque elicotteri Mangusta e per la prima volta anche di otto cingolati Dardo, prendono parte (assieme a forze afgane e Usa) alla battaglia del Gulistan, nella provincia di Farah, per riprendere il controllo di questo distretto caduto nelle mani dei talebani alla fine di ottobre. Nei combattimenti vengono uccise decine di guerriglieri.

5 Ottobre 2007. Gli alpini del 5° reggimento della brigata 'Julia' vengono attaccati nottetempo dai talebani nel loro avamposto nella Valle di Musahi, 40 chilometri a sud di Kabul. Ai lanci di granate e alle raffiche di mitra, i soldati italiani rispondono con le mitragliatrici pesanti, mettendo in fuga i guerriglieri.

19 settembre 2007. Sono ancora le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i bersaglieri della Forza di Reazione Rapida, con l’appoggio di due elicotteri Mangusta, che prendono parte all’operazione ‘Palk Wahel’ con il compito di bloccare le vie di fuga ai talebani che scappano dalla provincia di Helmand (epicentro dell’offensiva) cercando scampo nella provincia di Farah.

22 agosto 2007. Un convoglio italiano di blindati ‘Lince’ viene attaccato dai talebani nel distretto di Bala Buluk, provincia di Farah, durante una missione di perlustrazione. I soldati italiani ingaggiano un combattimento con i guerriglieri, ma non riuscendo a “disimpegnarsi” chiedono copertura aerea alla base di Herat. Entrano così nuovamente in azione gli elicotteri Mangusta che aprono il fuoco contro i talebani, disperdendoli.

10 agosto 2007. I bersaglieri del 1° reggimento della Brigata Garibaldi della Forza di Reazione Rapida prendono parte a una battaglia di due ore e mezzo nel distretto di Murghab, provincia di Badghis, dove un convoglio militare afgano-spagnolo era stato attaccato dai talebani. Per la prima volta entrano in azione gli elicotteri da attacco italiani Mangusta A-129. Decine di guerriglieri rimangono uccisi.

27 aprile 2007. Il generale Antonio Satta coordina un attacco aereo (aviazione Usa) sulla Valle di Zerkoh, nel distretto di Shindand, provincia di Herat. Nei ripetuti raid rimangono uccisi 51 e 136 talebani. Nonostante Satta dichiari che l’operazione era stata pianificata dal comando italiano di Herat e che aveva anche predisposto elicotteri per l’evacuazione dei feriti, il ministero della Difesa afferma di esserne all'oscuro.

11 marzo-10 aprile 2007. Le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i paracadutisti della Forza di Reazione Rapida prendono parte all’operazione ‘Achille’ con il compito di bloccare le vie di fuga ai talebani che scappano dalla provincia di Helmand (epicentro dell’offenisva) cercando scampo nella provincia di Farah. Il ministero della Difesa inizialmente smentisce. Ma poi la notizia trapela da Madrid. In questo periodo le forze italiane subiscono numerosi attacchi e agguati, ma solo alcuni di questi vengono resi pubblici (il 20, 24 e 29 marzo).

21 febbraio 2007. I militari italiani prendono parte all’offensiva dell’esercito afgano per la riconquista del distretto di Bakwa, occupato dai talebani due giorni prima. Almeno venti guerriglieri vengono uccisi nell’operazione.

10 dicembre 2006. Il generale Antonio Satta coordina un attacco terrestre e aereo (forze afgane e aviazione Usa) nel distretto di Bala Buluk, provincia di Farah, dove un gruppo di talebani si era infiltrato per compiere attacchi lungo la ‘ring-road’ che conduce ad Herat. Ai combattimenti prendono parte i militari italiani dei Team operativi di affiancamento e collegamento (Omlt) che accompagnano sul campo i soldati afgani del 207° corpo d’armata. Almeno nove i guerriglieri uccisi nell’operazione.

1 ottobre 2006. Le stesse forze italiane prendono parte (assieme a forze afgane e Usa) all’operazione ‘Wyconda Rib’ nel distretto del Gulistan, provincia di Farah, allo scopo di riprendere il controllo di questa zona, conquistata due settimane prima dai talebani. I ribelli vengono cacciati dal distretto, ma non vengono forniti particolari sui combattimenti.

18 settembre 2006. Le forze speciali italiane della Task-Force 45 e i paracadutisti del 66° reggimento di fanteria ‘Trieste’ della Brigata Aeromobile ‘Friuli’ della Forza di Reazione Rapida (Qrf) italo-spagnola prendono parte (assieme a forze afgane e Usa) all’operazione ‘Wyconda Pincer’ nei distretti di Bala Buluk e Pusht-i-Rod, provincia di Farah. Almeno una settantina i talebani uccisi in combattimento dalle forze italiane. Il ministero della Difesa ordinò il silenzio-stampa sull’operazione.

Fonte: PeaceReporter.net

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17 dicembre 2007

Manifestazione "No Dal Molin" a Vicenza


Il 15 dicembre sono stato a Vicenza alla manifestazione contro il Dal Molin. E' stata una bella manifestazione, tranquilla e colorata, con persone di ogni età (circa 40000!) che hanno sfilato per le vie di Vicenza.
Spero che sia un piccolo passo per raggiungere l'obiettivo che si prefiggono da tempo le persone che stanno mantenendo il presido vicino al Dal Molin, per fermarne l'ampliamento.


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04 dicembre 2007

Polemiche sulle elezioni in Russia

Da PeaceReporter.net:

Oltre il 64 percento dei voti al partito di Putin, Russia Unita. Poco sopra l'11 percento ai Comunisti. Otto e mezzo ai Liberaldemocratici e sette e qualcosa a 'Russia Giusta', questi ultimi due partiti filo-putiniani. Dare i numeri non basta, nelle elezioni per la Duma, conclusesi ieri e conteggiate poco fa. Oltre i numeri, infatti, c'è una realtà fatta di numerose irregolarità, violazioni, abusi. Né basta dover dare ragione al segretario di Russia Unita, Boris Gryzlov, che ha ammesso che qualche irregolarità c'è stata, ma che è del tutto irrilevante ai fini del risultato finale. Contano i numeri, alla fine, ma dietro i numeri si nascondono le denunce, le intimidazioni, gli arresti, le accuse. E le preoccupazioni di molti, dal Consiglio d'Europa agli Stati Uniti.

Denunce ecumeniche. Le votazioni non si sono svolte in modo corretto dall'inizio della campagna elettorale, "non hanno rispettato gli standard democratici e molti degli impegni presi a livello di Osce e di Consiglio d’Europa", fa sapere l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Un giudizio che contrasta con quello della Commissione elettorale russa, che ha fatto sapere che durante le elezioni tutto si è svolto regolarmente. Denunciano i comunisti: le più irresponsabili e torbide, secondo il leader del partito Gennady Zyuganov. Una farsa, che spingerà il Paese verso la dittatura, dice Garry Kasparov, ex campione di scacchi e leader di 'Altra Russia', coalizione non ammessa a partecipare. Anche gli Stati Uniti, per bocca del portavoce del Consiglio di Sicurezza, Gordon Johndroe, dicono la loro: preoccupazione per l'uso di risorse statali a sostegno di 'Russia Unita', intimidazione degli oppositori, influenza dei media, mancanza di uguali opportunità per i partiti minori. Gli unici che hanno potuto contare su una rete di osservatori 'imparziali' sono quelli di 'Golos', Ong russa che ha intervistato rappresentanti politici, elettori, giornalisti, conducendo un monitoraggio a tutto campo delle elezioni.

Cautela, prima di tutto. "No comment. Non possiamo parlare fino a domattina a mezzogiorno, quando faremo uscire il comunicato stampa con le dichiarazioni del caso", risponde a PeaceReporter Tatyana Bogdanova, la portavoce di Golos. I suoi superiori le hanno imposto la consegna del silenzio. "Domani faremo la conferenza stampa, con il rapporto finale. Prima di allora non posso parlare. Ma anche lei, come gli altri giornalisti, è invitato, domani alle 12, nell'Independent Press Center di Mosca". Alla risposta "purtroppo sono in Italia", la portavoce manifesta qualche segnale di apertura. "Ah, allora mi dica, forse qualche informazione gliela posso dare comunque". La 'Golos', Ong indipendente, ha dispiegato un esercito di alcune migliaia di persone in 38 regioni, denunciando pressioni, ostacoli, intimidazioni, ricatti ai danni degli osservatori dei partiti dell'opposizione, dei funzionari dell'Ong, degli stessi elettori. "Conferma queste denunce?". "Confermo alcune delle cose che lei ha detto. Non abbiamo ancora compilato il rapporto finale, siamo ancora nella fase di raccolta dei dati. Comunque, le 'violazioni' comprendono pressioni sugli studenti a votare in massa, gli 'absentee ballot', ovvero i voti per corrispondenza, non al seggio...".

Ostacoli... La legge elettorale è stata cambiata due anni fa. Non permette a osservatori che non siano di parte di accedere ai seggi, ma i giornalisti possono, non è vero? "Secondo la legge sì. Le Ong non possono, quindi abbiamo dovuto accreditarci come operatori della stampa, ovvero giornalisti. Ma anche così abbiamo avuto grandi difficoltà. Ad alcuni è stato negato accesso nelle stazioni di voto, ad altri è stato espressamente chiesto di andarsene. Gli ostacoli sono stati diversi, è stato vietato loro di girare video, fare foto, insomma, documentare le procedure di voto. Scuse e pretesti di ogni tipo sono stati inventati per tenerli alla larga. In alcuni casi è stata chiamata la polizia per cacciarli. Uno dei nostri osservatori-giornalisti ha dovuto passare tutta la notte nella stazione di polizia". Quali sono le altre violazioni? Conferma che a molti sono stati promessi - e poi elargiti - regali in cambio del voto? "Alcuni osservatori hanno accertato che nella regione degli Urali sono state organizzate alcune iniziative per 'incoraggiare' le persone ad andare a votare. Sono stati dati regali, ma anche lotterie a premi e via dicendo". Hanno anche regalato frigoriferi ed elettrodomestici a famiglie che votavano 'Russia Unita'? "Possibile, ma a noi questo non risulta".

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